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Karamoja - Fratelli in lotta per la sopravvivenza

Il Karamoja, arida regione dell’Uganda nord-orientale al confine con Kenya e Sudan, è una delle zone d’Africa dove più ardua è la sopravvivenza. Il territorio è in prevalenza un altipiano tra i 1356 e i 1524 metri s.l.m., costituito fondamentalmente da savana arida, dove la piovosità è di 400-600 mm/anno e la temperatura media è superiore ai 30°C. I Karamojong, popolazione nilo-camitica delle pianure, costituiscono la grande maggioranza degli abitanti del Karamoja (più di 800 mila unità); stanziatisi nella regione durante il XVIII secolo, migrarono dall'Etiopia ed entrarono in contatto con le diversissime popolazioni del sud (del gruppo linguistico del Niger-Congo). Si differenziano pertanto dagli altri ugandesi sia per il ceppo etnico-linguistico a cui appartengono, sia per la loro vita di pastori seminomadi.

Il nomadismo dei Karamojong consiste nella migrazione dei clan ogni 2-3 anni alla ricerca di nuovi pascoli; vi è inoltre un nomadismo stagionale, con migrazione degli uomini con gli animali verso i kral (pascoli di montagna) durante la stagione secca. La principale attività economica è costituita pertanto dall’allevamento, al quale viene affiancata un’agricoltura di sussistenza basata soprattutto su sorgo e fagioli. L’allevamento gioca un doppio ruolo nella vita della popolazione; da una parte è la principale e quasi unica fonte di sostentamento, dall’altra contribuisce ad aggravare il problema della mancanza d’acqua.

Basti pensare che nella regione si contano oltre 500 mila bovini che necessitano di 20 litri d’acqua al giorno e 550 mila ovini che ne richiedono 5; sono il solo patrimonio di questi pastori e delle loro famiglie, che per garantirne la sopravvivenza conducono il bestiame ad abbeverarsi ai pozzi, con gravi rischi per la salute umana. La carenza di acqua in Karamoja si deve, innanzitutto, alla combinazione tra l’irregolarità e la torrenzialità delle scarse piogge – che possono comportare l’erosione del terreno – e l’elevato grado di evaporazione. Fiumi e laghi sono stagionali e seguono l’andamento delle precipitazioni, che tendono a concentrarsi nell’arco di pochi mesi all’anno.

Senza acqua non è quindi possibile coltivare, né avere cura dell’igiene personale, è impensabile dare impulso ad attività economiche e difficile realizzare e mantenere in funzione strutture che garantiscano accoglienza, istruzione ed assistenza sanitaria; eppure in Karamoja, a differenza del resto del paese, i soggetti operanti in tali campi sono pochissimi e lo stesso governo ugandese non si preoccupa concretamente del problema ma delega i funzionari locali, i quali intascano di persona i fondi stanziati per la creazione di nuove strutture.

Nel distretto di Moroto, città capoluogo della regione, tale situazione ha visto negli ultimi anni lo stanziamento di alcune tribù di Karamojong lungo le pendici delle montagne, dove c’è maggior concentrazione d’acqua e terreno migliore per le coltivazioni ed i pascoli; questo fatto ha creato l’interruzione dei rapporti tra la popolazione rimasta nei villaggi in pianura e quella stabilitasi nelle valli montane, innescando inoltre una vera e propria lotta per il bestiame. Sempre più frequenti sono infatti i furti di capi da parte di uno dei due gruppi ai danni dell’altro.

Le razzie vengono compiute da manipoli di uomini che conoscono molto bene la conformazione del territorio e che sono muniti, come tutti i Karamojong, di armi semiautomatiche fornite loro dal governo ugandese ad inizio anni novanta per razziare la vicina popolazione Acholi in quanto avversa al governo stesso. Ad ogni azione dei Karamojong della pianura corrisponde puntualmente la risposta di quelli della montagna e il morto ormai non fa più notizia. La legge del taglione è divenuta la sola costante tra i due gruppi, che per decenni hanno convissuto come fratelli e che ora lottano l’un contro l’altro armati per la sopravvivenza.

Dati essenziali per comprendere la situazione: